INIZIATIVE PER IL TEMPO LIBERO
La società Burgo ha provveduto fin dai primi anni al benessere degli operai e degli impiegati con una serie di istituzioni assistenziali e ricreative. Molte di esse costituirono una effettiva anticipazione di quelle opere “dopolavoristiche” volute dal governo fascista e dalla “Carta del lavoro”.
Con tali istituzioni la Cartiera si preoccupava dei lavoratori, migliorandone il grado di istruzione, interessandosi alla sorte delle loro famiglie e creando fra gli operai uno spirito collaborativo.
In occasione delle cerimonie per il venticinquennio della società Burgo fu scritto che l’ambiente delle Cartiere Burgo era ormai quello di un’ immensa famiglia, dove il capo era considerato un po’ il padre di tutti.
A stabilire simili legami concorsero senza dubbio le istituzioni assistenziali, di cui viene riportato un elenco:

Il corpo dei pompieri, dal bollettino della Cartiera
Vogliamo riportare le parole contenute nel bollettino del Dicembre del 1925:
“Se oggi il Bollettino non si pubblicasse più, tutti ne sentirebbero la mancanza. In fondo nella nostra vita tutti ci diamo da fare, si lavora, si suda, si affrontano noie, dolori per mantenerci la possibilità di partecipare al grande consorzio umano, alle nostre famiglie, alle nostre amicizie…
Tutta la vita è nei contatti umani, a volte anche fra persone che non si sono mai viste.
Ad un tale affratellamento vuol cooperare il Bollettino …
Diamoci la mano, per amore, per dovere, fraternamente, guardando il sorgere del nuovo anno, con le fatidiche parole del Poeta Italiano nel cuore:
Salute o genti umane affaticate!
Tutto trapassa il nulla può morir:
……………… Amate:
E’ grande il mondo e santo è l’avvenir!”
Passando a tempi molto più recenti, all’inizio del 1997, l’Azienda sentì l’esigenza di dotarsi, dopo una lunga interruzione, di uno strumento di comunicazione, alla cui testata è stato dato lo stesso nome ( Bollettino ) dell’House Organ, fondato negli anni Venti dall’ing. Burgo e che fu uno dei primi esempi in Italia. Oggi il comitato di redazione è costituito da un gruppo di amici pieni di entusiasmo, che da una fase artigianale in bianco e nero sono passati alla versione patinata odierna.
IL RICREATORIO E LE ATTIVITÀ SPORTIVE
A VERZUOLO


campo sportivo di Saluzzo - 1926squadra di calcio del Verzuolo - 1945
Nel 1920 fu ideato da Luigi Burgo un ricreatorio per i figli, maschi e femmine, degli operai e degli impiegati, che volesserodedicarsi ad esercizi ginnastici e sportivi in genere. Nel ricreatorio i ragazzi, la domenica e gli altri giorni festivi, con orarioe modalità prefissate, potevano trovare i principali attrezzi per una sana educazione fisica: antenne, corde di salita, sbarra fissa e volante, anelli e salto. Agli operai era possibile frequentare la palestra, rivolgendo domandaai rispettivi capi reparto.
Uno dei giochi più praticati dai bambini era la pallavolo , uno sport inventato dagli americani: si costituivano diverse squadre miste di 15 persone ciascuna, che avrebbero poi gareggiato tra loro. Già nel 1920 erano stati pubblicati il Regolamento per la palestra e le principali regole della pallavolo.
In seguito, nel 1921, il ricreatorio siarricchì di due altalene a quattro posti, che acquistarono subitouna grande popolarità tra i piccoli frequentatori domenicali.
Nel marzo del 1921 giovani impiegati e operai fecero domanda di un campo di 110 x 74 m per giocare a calcio. La direzione nonesaudì la richiesta per mancanza di terrenoadatto e invitò i giovani a praticare la pallavolo.
Successivamente, nell’aprile del 1922, una ventina di giovani operai chiesero e ottennero l’uso del piazzale del Ricreatorio per esercitarsi al gioco del calcio, sperando di costituire presto una Associazione Calcistica, per la quale la Cartiera offrì 500£ come primo fondo, impegnandosi temporaneamente a cercare un campo adatto, all’infuori del Ricreatorio.
(Negli anni ‘20 l’ing Burgo aveva anche fatto dono, alla città di Saluzzo, di un campo sportivo che portava il nome del figlio morto. Nel secondo dopoguerra il Comune di Saluzzo, siccome non erano stati messi dei vincoli, ha venduto quel terreno).
La squadra così formatasi partecipò a vari tornei, conseguendo ottimi risultati e vari titoliimportanti, come“campione piemontese”, “vincitore del campionato”…
La squadra intraprese molti viaggi per il Piemonte per partecipare alle trasferte delle partite: ad esempio il 1° giugno 1924 i giocatori partirono per Fossano per disputare la prima partita della loro storia; un lungo cammino che quell’anno terminò a novembre con la conquista del titolo di “campioni del Piemonte”.
I vari bollettini di quegli anni dedicano ampi spazi alla cronaca delle partite di calcio, testi che si concludono spesso con l’esaltazione degli esercizi sportivi per il miglioramento materiale e morale della gioventù. Grazie ai ripetuti successi la società si arricchì di un ricco patrimonio di coppe e targhe che facevano bella mostra di sé.
Consultando bollettini più recenti, che dal 1997 la Direzione Centrale del Personale ha cominciato nuovamente a inviare ai dipendenti, abbiamo notato che gli articoli sportivi riguardano soprattutto il tennis.
È stata costituita la CRAL CARTIERE BURGO, squadra di notevole livello, che è giunta spesso ad un passo dalla qualificazione per le fasi della selezione regionale della Coppa Italia maschile di tennis a squadre.
Sul bollettino del Giugno 1925, leggiamo le seguenti parole sul ritrovo:
“ Il 21 Giugno 1925 gli impiegati, con una rappresentanza delle maestranze costituita dagli anziani, convennero alle ore 11 in Corso Re Umberto per inaugurare il “RITROVO”.
La vecchia casa già del Marchese di Rovasenda, trasformata e quasi totalmente ricostruita, comprendeva: il piano terreno, coi locali del magazzino alimentario, una saletta per barbieria e due ampi saloni destinati per pranzo e ritrovo degli operai, capi squadra, chaffeurs, montatori, ecc., il primo piano con nove locali, più un’ampia moderna cucina egabinetti di toeletta.
Detti locali del 1º piano, signorilmente addobbati, erano distribuiti come segue: entrata e guardaroba, sala da pranzo per impiegati e ospiti, salone da bigliardo, sala da giochi vari, biblioteca, salottino e saletta riservati.
Completava l’edificio il secondo piano, ove si trovavano diverse camerette linde e semplici per alloggiarvi gli ospiti eccezionali, un gabinetto da bagno, una sala per guardaroba, nonché l’alloggio del conduttore e guardiano del ritrovo. In effetti le strutture ricettive verzuolesi del tempo erano carenti, quindi il Ritrovo fungeva anche da albergo.
La data dell’inaugurazione “21 giugno 1925” è stata collegata all’altra data “21 giugno 1905”, in cui veniva fondata la Cartiera, rievocando i 20 anni di cammino compiuto.
I due avvenimenti vennero ricordati con una targa da apporre nel cortile di entrata, portante la seguente iscrizione:
IL 21 GIUGNO 1905
VENIVA FONDATA LA
CARTIERA DI VERZUOLO-ING. L.BURGO & C.
Accomandita Semplice-Capitale L.300.000.-
VENTI ANNI DOPO
ASSURTA A FATTORE COSPICUO
DELLA PRODUZIONE NAZIONALE
E TRASFORMATASI IN
“CARTIERE BURGO”
Società Anonima-Capitale L.60.000.000.-
A RICORDARE L’EVENTO
INAUGURA QUESTA CASA DI
“RITROVO”
PERCHÉ COLLABORATORI E MAESTRANZE
IN ESSA RITEMPRINO IDEALI E FEDE
DI INCESSANTE PROGREDIRE
21 GIUGNO 1925
Tra i vari locali del ritrovo quello della mensa aveva all’epoca un ruolo socialemolto importante, che ha mantenuto fino al 1950 circa: infatti la minestra spesso sfamava anche i poveri verzuolesi, soprattutto nella stagione invernale, ovviamente senza compenso, neanche minimo come quello pagato dagli operai. Anziani di Villanovetta ricordano il signor Rosso Antonio che con il bidone della minestra raggiungeva la frazione per la distribuzione alle persone in difficoltà.
In tempi successivi in mensa si consumava il pasto completo; negli anni della guerra i coperti erano circa 600, come si legge in un documento, in cui il direttore della cartiera si rivolge al Ministero Agricoltura e Foreste per richiedere l’autorizzazione all’allevamento di 50 suini per il consumo dei partecipanti alla mensa.
Nello stesso anno (1944) si richiedeva al Comitato Provinciale Agricoltura una assegnazione di crusca e miscela per ingrasso, a integrazione degli scarti della mensa, proprio per allevare i predetti suini.
Negli anni 70 la mensa ha ripreso a funzionare in locali diversi da quelli dell’antico ritrovo, quelli adibiti in precedenza ai bagni, che sono stati in funzione fino alla fine degli anni 70, anche se ormai molti appartamenti avevano il bagno, a differenza degli anni precedenti. Evidente è l’importanza sociale dei bagni pubblici, di cui potevano usufruire anche i familiari dei dipendenti.
Altro importante servizio offerto nel passato dalla cartiera a beneficio della popolazione verzuolese era l’infermeria, la quale infatti non accudiva solo gli operai, la cui salute doveva essere controllata, perché lavoravano in locali rumorosi, polverosi…Esisteva anche il medico di fabbrica che tutte le sere, per un certo tempo, era presente nell’infermeria, e di giorno giungeva su richiesta, soprattutto in caso di infortuni, che purtroppo si verificavano abbastanza frequentemente, come leggiamo sui vari bollettini.
Altro servizio da menzionare è il deposito aziendale per i dipendenti risparmiatori, che potevano depositare fino agli anni 70 circa i propri risparmi, percependo un elevato interesse.
Il “Teatro del Dopolavoro” localizzato nella odierna via del Teatro, era un elegante salone espressamente costruito, in grado di contenere oltre 500 spettatori con una comoda loggia e uno spazioso palcoscenico. In questo salone-teatro venivano proiettati film e allestiti spettacoli. Negli anni 1930-31 i film più ammirati furono : “ L’arca di Noè ”, “Simba, il re della foresta”, “Le sette aquile”, “Trafalgar”, “L’uomo che ride”, oltre a cartoni animati per bambini.
Dai bollettini sappiamo che l’8 gennaio del 1922 è stato allestito un teatrino. Ad animarlo sono stati i piccoli artisti della Burgo, i quali hanno dato uno spettacolo veramente grazioso che ha interessato grandi e piccini. Questi bambini avevano indiscutibili qualità artistiche, infatti hanno fatto commuovere e ridere anche i grandi. Si fa inoltre, sul bollettino da noi consultato, un esplicito ringraziamento alle Suore insegnanti.
Nel 1926 si è costituita tra impiegati e operai della Cartiera, insieme a un’orchestrina, la Società Filodrammatica, che ha debuttato con la commedia “Addio Giovinezza”, lavoro non facile. Negli intervalli l’orchestrina ha svolto un eccellente programma musicale.
Lo spettacolo è stato ripetuto quindici giorni dopo con pari successo.

teatro del dopolavoro, dal bollettino della Cartiera, 1930
Nel 1929 i filodrammatici, sotto la valida direzione del Cav. Mariscotti, hanno rappresentato, nel salone-teatro del Dopolavoro, la graziosissima commedia di Sabatino Lopez “Mario- Maria”,preceduta da un brevecenno commemorativo per il 46° anniversario dell’attività letteraria di Lopez: lavoro in tre atti fine ed interessante che i filodrammaticihanno riprodotto conbrio ed eleganza.
In occasione dei festeggiamenti per il 25° anno dalla fondazione della cartiera, alle 21 l’ampio teatro del “Dopolavoro Burgo” si gremisce per la recita annunziata dai filodrammatici della cartiera, col dramma di Rovetta: Romanticismo. Questi filodrammatici, preparati e diretti sempre dal cav. Mariscotti, presidente delle Sezioni dopolavoristiche, sono considerati tra i migliori della provincia: belle voci, ottima pronunzia, passione nello studio, assennatezza nel misurare le proprie forze.
Va sottolineato che a livello nazionale nella seconda metà degli anni Venti, nell’ambito della riorganizzazione del sistema teatrale operata dal fascismo, la filodrammatica era cresciuta, soprattutto nell’Italia del centro-nord, affiancandosi al tradizionale teatro di parrocchia. Negli anni Trenta crebbe il numero delle compagnie amatoriali. Nel 1935 esistevano in Italia 2069 filodrammatiche legate al dopolavoro come quella verzuolese.
A Verzuolo, quasi contemporaneamente alla costituzione della Società Filodrammatica,fu istituita la Banda Musicale, sotto la direzione del maestro Lasta. Il giorno dello statuto la Banda della cartiera ha dato il suo primo concerto pubblico. Il programma, iniziato e chiuso con la Marcia Reale, comprendeva anche l’Inno di Mameli.
La banda si è esibita in varie occasioni, come durante le visite del Re Vittorio Emanuele III e del Principe di Piemonte, rispettivamente del 1922 e 1926; in occasione dalla festa patronale di Verzuolo; durante la processione e durante le celebrazioni della vittoria, guidando autorità e popolo al suono degli inni della patria.
In un concerto pubblico nel marzo del 1929 la Banda ha presentato il seguente programma: Marcia Reale, Giovinezza, Inno pontificio, Sinfonia “Oberto Conte di S.Bonifacio”.
Nel 1930, per il 25° della nascita della Cartiera, il Corpo Bandistico ha svolto un programma molto vario, tra cui una “fantasia” dell’ “Elisir d’amore”di Donizetti e il “coro” de “I Lombardi” di Verdi.
Spesso la Banda versava parte dell’emolumento concordato a favore di un’opera di beneficenza del paese, per esempio il Patronato scolastico, oppure a vantaggio delle Scuole Elementari, intitolate al figlio defunto dell’Ing.Burgo.
Nell’archivio storico del comune di Verzuolo abbiamo trovato i seguenti documenti risalenti rispettivamente al 1937 e al 1941.
Il primo riguarda i risultati della visita di collaudo al cinematografo della cartiera Burgo effettuata dalla commissione prefettizia per i teatri.
Il secondo invita il sig. Ivaldi, gestore del cinema, a inviare un assegno per le spese del sopralluogo da effettuarsi.


Documento Archivio storico del comune di Verzuolo ,1937

Documento Archivio storico del comune di Verzuolo ,1941
LE SCUOLE
La Burgo ha contribuito anche a migliorare il livello culturale dei giovani, in un’epoca in cui era molto ridotto il numero degli iscrittialle scuole statali. Sul bollettino n°9 del 1921 leggiamo:
-
Le scuole interne dirette dalle Suore,
si riapriranno con il 1° Ottobre dalle
6 alle 7 di ogni giorno, per il solo corso
femminile, con il programma:
Classe 2° e 3°
-
Lunedì-Lettura e spiegaz. Calligrafia.
Mercoledì-Grammatica e composizione.
Venerdì-Aritmetica scritta e orale.
Martedì-Lettura e spiegazioni-Aritmetica
Giovedì-Componimento, Grammatica, Calligrafia.
Sabato-Cucito.
Alla lezione di cucito potevano prendere parte anche le operaie della Cartieranon iscritte alle lezioni.
Molte donne che abbiamo intervistato ricordano la scuola di cucito, in orario non lavorativo: non era obbligatoria, ma caldamente consigliata.
Le dipendenti cucivano le tute degli operai. Imparavano anche a ricamare come le figlie dei lavoratori Burgo interessate.
Le lezioni si tenevano nella palazzina tuttora esistentea sinistra dell’attuale portineria.

Scuola di cucito, dal bollettino della Cartiera, 1930
All’inizio del 1922 venne inaugurata la scuola serale interna professionale.
L’ing. Burgo spiegò che la scuola aveva il compito di istruire chiunque sapesse leggere e scrivere correttamente, per metterlo in grado di comprendere un libro tecnico elementare ed eseguire i disegni necessari ad un operaio o a un capo tecnico. La scuola comprendeva un corso inferiore e uno superiore. Il primo eradiviso in due parti :
Gli alunni iscritti superavano l’ottantina e quindi si era dovuto dividere la classe in due sezioni, che si alternavano nei sei giorni lavorativi della settimana.
Le difficoltà maggiori dell’apprendere erano più evidenti nei primi mesi, specialmente per coloro che avevano dimenticato quanto era stato loro insegnato nelle scuole elementari.
A settembre era prevista anche la premiazione degli allieviche avevano superato con maggior successo gli esami dell’anno scolastico precedente. Il 1° ottobre poi si riapriva il corso.
Gli allievi, che avevano già frequentato regolarmente le lezioni dell’anno precedente, iscrivendosi nuovamente, avevano diritto a ritirare a prezzo di favore una scatola di compassi che la Ditta aveva acquistato allo scopo.
Il signor Stoffel aveva inoltre istituito un corso di lingue estere alla fine degli anni 20:
impartiva lezioni di tedesco e di francese.
I risultati ottenuti furono ottimi, per cui dopo la partenza del signor Staffel da Verzuolo, il corso non venne interrotto, poiché il desiderio di imparare, da parte degli impiegati, era grande.
La biblioteca fu aperta il giorno 21 dicembre 1920 e ne fu affidata la direzione alla signora Zilli che aveva prestato la sua intelligente collaborazione per questa nuova iniziativa, che riscosse un grande successo: nella prima sera, dopo l’apertura, più di sessanta libri andarono in lettura. Si cercò subito di soddisfare i lettori acquistando nuovi libri per far sì che la biblioteca diventasse molto efficace e svolgesse una funzione educativa per grandi e piccoli.
Venne in quell’occasione anche pubblicato il regolamento relativo:
1° Nel locale a pianterreno degli uffici è istituita una biblioteca circolante per le maestranze della Cartiera. Tutti gli operai ed impiegati senza distinzione sono ammessi gratuitamente al prestito dei libri.
2° Ognuno ha diritto al prestito di due opere per volta; una di lettura amena (romanzi, novelle, poesie…) ed una di studio (storia, geografia, storia naturale…).
3° I libri di lettura amena devono essere restituiti nel termine di 15 giorni; quelli di studio nel termine di un mese. Tale termine potrà essere prorogato dietro richiesta fatta prima che il termine di restituzione sia scaduto. Chi nel termine prescritto non restituirà i libri presi in lettura sarà sospeso dal prestito per un periodo non inferiore a un mese.
4° Il lettore è responsabile della buona conservazione dei libri; a chiunque li danneggi o in generale li restituisca in cattive condizioni di conservazione e di pulizia verrà trattenuta dalla paga una cifra corrispondente ad una parte o tutto il valore del libro.
Tramite il bollettino, venivano di volta in volta diffuse informazioni utili per l’utilizzo della Biblioteca definita “circolante”.
Per esempio, sul bollettino del 1921 leggiamo queste parole: “Si avverteil personale che a cominciare dal 1° novembre la biblioteca circolante sarà aperta sempre nei giorni martedì e venerdì dalle ore 13.30 alle 14.30 per gli impiegati”.
Al terzo anno di vita della biblioteca (nel 1923), essa si era arricchita tanto da raggiungere la cifra di circa 2000 fra libri e opuscoli; solo nell’ultimo anno, ne furono distribuiti 5000. Leggevano molto di più le donne che i maschi, i quali preferivano libri tecnici e scientifici al contrario delle femmine che preferivano le letture cosiddette amene.
Molti a quel tempo pensavano che solo le persone colte potessero recarsi alla biblioteca, quindi molte persone, pur non essendo analfabete, giravano alla larga.
Era comunque intenzione della Direzione nel 1923 continuare ad arricchire la biblioteca di nuove pubblicazioni interessanti e moderne, in modo che potesse divertire, ma anche stimolare la cultura. I libri erano ordinati in un ampio localeed esistevano anche sale di lettura come quella nel Ritrovo per impiegati

Biblioteca interna alla Cartiera, Bollettino della Cartiera, 1930
Si prestava anche molta attenzione alle norme igieniche : i libri infatti, non appena restituiti, prima di essere rimessi negli scaffali a disposizione dei lettori, venivano sottoposti ad una accurata disinfezione.
I libri venivanoanche spediti agli operai infortunati in ospedale e poi a casa per rendere meno noiose le ore di immobilità, insieme con l’augurio di una pronta guarigione.
Sul bollettino del 1931 leggiamo di un nuovo arricchimento di opere definite “interessantissime”, in parte acquistate dalla direzione e in parte donate. Segue l’elenco dei nuovi libri, tra cui “Il manuale del balilla e dell’avanguardista”, “In Tripolitania” e “La missione italiana”, di chiaro stampo fascista, e testi classici come “Il rosso e il nero” di Stendhal.
Sullo stesso bollettino leggiamo di un’altra iniziativa culturale: la possibilità di abbonarsi al prezzo di £14 annue presso la direzione del Dopolavoro a “Gente nostra”, rivista ufficiale dell’opera nazionale Dopolavoro, settimanale che, si dichiara, “Non ha nulla da invidiare alle migliori riviste, per la veste, per gli argomenti trattati e per essere redatto da tecnici e giornalisti specializzati”.
La società Burgo per i figli degli operai, ha istituito, fin dai primi anni, delle colonie alpine e marittime.
Queste colonie ospitavano e ospitano per l’intera estate i figli dei dipendenti, una volta sotto la tutela di Padre Semeria e la sorveglianza dei reverendi, ora di personale laico specializzato.
La società Burgo per i figli dei dipendenti ha istituito le colonie alpine di S. Chiaffredo di Crissolo. Sappiamo che, nel 1921, viene organizzato un gruppo di piccoli alpinisti che in quell’anno fecero parecchie escursioni, accompagnati dal Direttore, dal professore Cortassa, dal vice direttore e dalla signorina maestra. I più piccoli con il vice Direttore salirono al lagoFiorenza, mentre i più grandi si avviarono al piano delle Traversette; i più arditi raggiunsero il Rifugio Quintino Sella. Sui vari bollettini, da noi visionati, abbiamo letto ampi articoli corredati da numerose fotografie sulla partenza per le colonie, la permanenza di quaranta giorni circa e il ritorno.
Il percorso per raggiungere la dimora di S. Chiaffredo (1500 s.l.m.) si effettuava in camion.
Durante la permanenza i bambini ricevevano diverse visite da parte di parenti e amici.
Venivano anche premiati, talvolta dallo stesso ing. Burgo, i ragazzi più meritevoli per la condotta, lo studio el’alpinismo. In tale occasione i ragazzi venivano lodati e incitati al bene e al lavoro, a cui bisognava dedicare fin da piccoli le migliori energie.
Su alcuni Bollettini vengono anche riportati i ringraziamenti che alcuni bambini, tornati dalle Colonie, inviavano all’ing. Burgo per comunicargli quanto fosse stato gradito e proficuo il soggiorno, dove si augurano di tornare l’anno successivo.
La Colonia alpina di Crissolo è stata funzionante fino agli anni della guerra.

Colonia alpina di Crissolo, dal bollettino della Cartiera
La prima a nascere fu quella di Moneglia sulla riviera ligure di levante, paese natale dell’Ing. Burgo, che fece costruire dal nuovo la struttura. La colonia Marina diMoneglia accoglieva, ogni anno, durante i mesi estivi, un migliaio di bambini, figli di dipendenti, i quali si avvicendavano in tre turni della durate di un mese ciascuno.
Un certo numero di altri bambini ( circa 300 ) veniva inviato ogni anno a colonie elioterapiche marine e montane di enti e organizzazioni varie, come leggiamo sul libro “Cartiera Burgo : 50°”.
Nel 1955 è sorta la seconda colonia marina di Riccione, acquistata dalla Cartiera Burgo. Questa struttura ha consentito di aumentare il numero dei piccoli assistiti e di smistarli verso l’una o l’altra colonia in relazione alla maggior vicinanza delle rispettive zone di provenienza.
In tempi più recenti sono cambiate le mete per le colonie estive Burgo: Igea Marina per i più piccoli e Cesenatico per i campus dei più grandi (Scuole Medie) oltre aCelle Ligure. Attività sportive e ricreative si alternano, ora come un tempo, per una vacanza divertente, ma anche socialmente educativa e fisicamente formativa.
Leggiamo sul bollettino del 1999 che durante il viaggio i bambini sentono la mancanza dei genitori, ma, arrivati a destinazione, gli animatori del Polismileli divertono e la “solitudine” va via.
L’estate del 2001 non è stata da meno: a Cesenatico i figli dei dipendenti Burgo hanno fatto esperienze sportive, bagni al mare e in piscine più una serie di gite: Mirabilandia, Atlantica e Acquafan. A Celle Ligure si è instaurata un’atmosfera piratesca, i ragazzi hanno affrontato gare, giochi e laboratori creativi (pasta di sale, cartoline di zucchero, giornalino…). Oltre a gite all’Acquario di Genova e al parco acquatico delle Caravelle nell’estate 2003 i ragazzi dagli otto agli undici anni hanno partecipato a VACANZE BLU presso il Bastimento di Celle Ligure e quelli dai dodici ai quattordici anni al CAMPUS presso Villa M. Fusco a Misano Adriatico.
Essi hanno, come tutti gli anni, fatto nuove esperienze: lezioni di step, aerobica, gite e relax in spiaggia.
Nel 2003 è stata proposta un’esperienza diversa GREEN HOLIDAY, un soggiorno in un campeggio immerso nella foresta Vallombrosa della collina toscana. Giornalmente 70 minuti sono stati dedicati ad un corso di avvicinamento all’inglese in collaborazione con il British Istitute.
Infine nell’estate 2004 i ragazzi sono andati a Lignano Sabbiadoro, unica destinazione sia per i più grandi sia per i più piccoli. Come tutti gli anni hanno fatto diverse esperienze: relax nella natura, sport (pallavolo, basket, calcio), piscina e altre avventure.
RELAZIONE DELLE INTERVISTE RELATIVE ALLE COLONIE
L’età delle persone intervistate varia dagli 11 agli 80 anni.
I bambini cominciavano e cominciano ad andare in colonia a sei anni, una volta era possibile la partecipazione fino alla 5° elementare per i bambini nati da gennaio a giugno, per quelli nati nel secondo semestre dell’anno c’era la possibilità di parteciparvi un anno in più. Adesso sono ancora ammessi i tredicenni.
I più giovani intervistati ci hanno detto che adesso c’è un solo turno di due settimane, invece un tempo c’erano treturni di 28 giorni, ridottisi poi a 21(maschi e femmine erano un tempo separati). Sicuramente la riduzione del numero di turni è dovuto al fatto che un tempo c’erano più richieste, in quanto le famiglie avevano minori possibilità economiche e di conseguenza non potevano portare i figli in villeggiatura come avviene adesso.
Oggi i ragazzi sono seguiti da animatori, mentre una volta ad assisterli vi erano le Suore di Verzuolo e le signorine di Moneglia. I bambini una volta venivano accompagnati durante il viaggio da dipendenti Burgo, che al ritorno esponevano in portineria un cartellone, su cui informavano i genitori del viaggio. Venivano anche consegnati ai genitori i biglietti scritti dai figli (non c’era il telefono).
Per molti bambini di una volta il giorno preferito della colonia era quando si effettuavano le premiazioni sportive con la distribuzione di medaglie.
La signora più anziana che abbiamo intervistato ricorda le visite in colonia dello stesso Ing. Burgo, che abbracciava i bambini e regalava loro caramelle, palloni…; un’altra ricorda che nel 1939, quando è iniziata la seconda guerra mondiale, si trovava a Monegliaed era molto preoccupata come tutti i suoi compagni.
I più giovani intervistati invece ricordano con piacere soprattutto le visite ai parchi acquatici.
Per quanto riguarda la nostalgia di casa i bambini d’oggi sostengono di non provarla, mentre quelli di una volta ne avevano molta.
Le attività che piacciono molto oggi sono la spiaggia e la piscina; un tempo le passeggiate alla domenica.
Le cose che piacevano di meno una volta erano la lontananza da casa e il riposino pomeridiano, oggi fare la coda per prendere da mangiare al self-service e, paradossalmente, il ritorno a casa.
Anche per quanto riguarda la disciplina c’è una notevole differenza: una volta era rigida, soprattutto quando c’erano le suore, oggi i ragazzi sostengono di essere abbastanza liberi, anche se devono seguire le indicazioni che vengono loro impartite.
Nessun intervistato dichiara di aver stretto in colonia nuove amicizie durature: tutti hanno frequentato in quel mese gli stessi compagni verzuolesi conosciuti da sempre.
A conferma delle informazioni ricavate dalle interviste da noi rivolte a verzuolesi, abbiamo confrontato due testimonianze riportate su recenti bollettini della Burgo, il n. 5 del 1999 e quello dell’ottobre del 2002.
Sul primo si legge la testimonianza della signora Giovanna, che ricorda la sua permanenza nella colonia di Moneglia negli anni 50, riportando con grande bravura fatti ed emozioni; sul secondo vengono intervistate Martina e Marianna, che, con stile un po’ scanzonato e senza inibizioni, parlano della loro esperienza appena conclusa a Misano Adriatico.
Come negli anni ‘50, anche oggi i figli dei dipendenti della Cartiera Burgo hanno il diritto di andare in colonia durante l’età in cui si frequenta la scuola elementare; i ragazzi facevano e fanno subito amicizia.
In questi ultimi anni gli animatori fanno praticare molte più attività rispetto agli anni ‘50 ad esempio alle ragazze step, aerobica, mentre ai ragazzi calcio e baseball.
Giovanna ricorda la cena della prima serata: omelette e frittelle di pane; nel 2002 Martina ricorda le patate, che casualmente si è ritrovata nel piatto anche a casa il giorno dell’arrivo; anche Marianna ricorda scherzando le patate che mangiava in colonia, per smaltire le quali era necessaria una frenetica attività fisica.
Negli anni 50 i bambini erano entusiasti di partire, perché, vivendo in un piccolo paese, conoscevano a malapena quello che succedeva a pochi chilometri di distanza. Spesso non erano mai saliti su un treno e non sapevano che cosa fosse il mare. Durante il viaggio si sporgevano dai finestrini e poi si ritiravano spaventati a causa dei fischi. Una volta arrivati a Moneglia, invece, provavano molta nostalgia. Giovanna ricorda che le bambine più sensibili rimanevano più in infermeria che in spiaggia, perché la nostalgia procurava loro la febbre. Si spedivano a casa cartoline postali, attendendo il giorno del ritorno. La signora ricorda poi le suore con la cuffia bianca e il panciuto bagnino, che arrivava con grossi bidoni di latta con acqua e anice e subito dopo distribuiva panini alla “Nutella”, sorvegliava i bambini sulla spiaggia, anche se nessuno, non sapendo nuotare, faceva il bagno.
Invece nei nostri anni tutti sanno nuotare, mai un minuto di relax, le giornate trascorrono velocemente e, più che nostalgia, i ragazzi hanno voglia di divertirsi tutto il giorno. Come dice Marianna:” Facevamo “casino” nelle stanze fino a tardi e, udite udite, si creavano coppiette!!!”.
Al massimo ora i ragazzi che vanno in colonia provano:
-nostalgia verso gli intrattenitori : “Gli animatori hanno superato loro stessi con la ‘vampirata’ e lo spettacolo di fine colonia”;
- dispiacere se si tratta dell’ultimo anno.
Mentre Giovanna ricorda, come esperienze al di fuori della, colonia, solo le passeggiate serali con la sosta alla vicina chiesetta, Marianna riferisce le gite a “le Navi”, a “l’ Acquario” di Cattolica,al“Beach planet” di Rimini e a “Mirabilandia”.

Colonia marina di Moneglia
Plastico della colonia marina di Riccione

Nell’ edilizia residenziale di Verzuolo gli interventi effettuati dalla Cartiera Burgo non presentano omogeneità tipologica, in quanto la differenziazione sociale tra dirigenti, impiegati, operai doveva essere tangibile anche nei modi dell’abitare. Ai dirigenti erano destinate le ville unifamiliari con giardino nei pressi dello stabilimento: due sono ancora oggi funzionanti, mentre una terza, sulla strada statale verso Cuneo, è stata abbattuta per ingrandire l’area della fabbrica.
Gli impiegati abitavano in case a più piani, suddivise in alloggi serviti da una scala interna ( via Don Orione no 1, vai Muletti no 26, corso Umberto no 111). Circondate da una cancellata con un piccolo giardino, le costruzioni, alcune edificate dall’impresa, altre acquisite in proprietà, avevano il decoroso aspetto di palazzine cittadine, con ampie finestre e balconi; una di queste era infatti chiamata “Cit Turin”.
Le abitazioni operaie non erano numerose: molti lavoratori provenivano infatti dai paesi limitrofi ed i verzuolesi risiedevano o nella campagna circostante o nelle vecchie case della “Villa” e del centro, costruite negli spazi tra i palazzotti.
La casa operaia edificata dalla cartiera in via Muletti n. 30 e la filanda Keller, adattata allo stesso scopo, erano spogli caseggiati multipiano con più alloggi, rispondenti per i tempi a criteri di comodità, igienicità ed economicità.

Case operaie di Villanovetta, dal Bollettino della Cartiera, 1950
Oggi, sia le case operaie che quelle degli impiegati hanno perduto la loro connotazione sociale: acquistate da privati sono state tutte adattate alle nuove esigenze abitative.
Sul tessuto residenziale emergeva in posizione distaccata dal corpo sociale la villa padronale tuttora abitata d’estate dalle figlie dell’ingegnere Burgo, edificata sulla collina ai margini del paese, al confine con Manta.

Di norma prima del 1940 la Burgo acquistava case già esistenti come quelladella filanda Keller di Villanovetta del 1910 (n. 2 cartina) e quella di via Muletti del 1920 (n. 3 cartina). A proposito del primo di questi acquisti, leggiamo sul bollettino del giugno 1925 che si sta continuando la sistemazione degli alloggi.
Le abitazioni per impiegati in piazza Martiri (n. 8 cartina) sono invece state costruite ex novo dalla Burgo nel 1940, vicino alla casa del fascio, odierna caserma dei carabinieri, vicino a dove sorgeva l’antica filanda Chicco.
In una lettera inviata nel 1943 dal direttore dello stabilimento al ministro si chiede l’autorizzazione per la costruzione di due edifici a quattro piani in Piazza Martiri, dove già erano state demolite vecchie e inabitabili case nel 1940, e di dieci case ad alloggi abbinati ad un piano solo, in periferia sulla collina.
Nel documento si auspica inoltre che i 200 dipendenti sfollati da Torino durante la guerra e affluiti a Verzuolo, dopo sistemazioni di fortuna, possano essere ospitati nelle costruzioni progettate. Il documento continua con l’elenco della quantità di materiale occorrente e dei servizi di cui saranno dotate le costruzioni in progetto (acqua corrente, luce elettrica, servizi igienici).
Per quanto riguarda il “Cit Turin”, il locale, prima della guerra, era un’osteria, proprietà dei signori Rosaio, da cui la Burgo ha effettuato l’acquisto.
I “Reduci” (n. 11 cartina), inteso come ritrovo, fu creato dall’Ing. Burgo per la sezione dei Combattenti e reduci di Verzuolo nel 1919 con una solenne cerimonia. Si trattava di un complesso ricreativo alle pendici della collina di San Bernardo, che ancora oggi come toponimo ricorda l’originaria funzione. Dal 1919, il 4 novembre di ogni anno si saliva ai “Reduci” per commemorare la fine della prima guerra mondiale: nello stesso luogo fra gennaio e marzo si teneva anche l’adunanza del Sindacato cartai con sfilata, concerto della banda e raduno nel cinema del dopolavoro, come leggiamo in “Lotte operaie” di Livio Berardo.
E PER CONCLUDERE …
Sfogliando i vari bollettini antichi e recenti siamo rimasti colpiti dallo spazio dedicato a matrimoni, nascite, decessi di personale Burgo o familiari, avvenimenti corredati dafotografie in bianco e nero una volta, a colori oggi.
Per esempio in un bollettino del 1921 si fanno gli auguri e le felicitazioni a tre coppie, di cui le spose erano operaie Burgo.
Nel settembre del 1924 si dà il benvenuto a due nuovi nati: Giuseppe e Gina, ma anche l’addio a Buzzichelli del reparto di falegnameria, precipitato per cause imprecisate da una impalcatura alta due metri. Nell’articolo si porgono anche sincere condoglianze alla vedova e ai figli.
Dai bollettini si desume anche la partecipazione dell’azienda alle feste e/o inaugurazioni locali. Per esempio nel giugno del 1924 Verzuolo inaugurava il Parco della Rimembranza a ricordo dei Verzuolesi morti in guerra, con il gagliardetto del Fascio locale: in tale occasione si benedirono anche le bandiere delle scuole. Un corteo si recò in Municipio al suono degli Inni della Patria eseguiti dalla Banda della Cartiera. Dopo l’inaugurazione del Parco e la benedizione da parte del Vescovo di Saluzzo delle bandiere, il corteo procedette verso la Cartiera, per togliere il velo che copriva la lapide commemorativa della visita del Re.
Il legame che esisteva nel passato tra la direzione della Burgo e la Chiesa locale è testimoniato da due documenti che abbiamo visionato:
-nell’agosto 1925, subito dopo la morte di Andrea Willy, figlio dell’ ing. Burgo, quest’ultimo, nella visita di condoglianze fattagli dal parroco di Verzuolo, decideva di fare per la chiesa di Santa Maria la seguente opera che noi possiamo ancora ammirare: fece chiudere con una grande vetrata il cappellone per permettere di riscaldare il locale durante l’inverno nelle funzioni feriali. La spesa per il falegname Riva di Saluzzo fu di £ 5.300, oltre i vetrai e i muratori che vi lavorarono per 2 settimane, aprendo anche una porta che mette in comunicazione la sacrestia con la cappella;
-nel 1944 il direttore della Cartiera inviò una lettera al reverendo Don Perrone, priore di Villanovetta, in cui si augurava che l’elettricista, inviato per riparare il guasto al motorino dell’organo, avesse potuto eseguire la riparazione.
Abbiamo ricavato dai bollettini notizie anche sulle gite collettive organizzate dai circoli ricreativi della Cartiera: tali gite avevano l’obiettivo di far conoscere ai dipendenti e ai loro familiari, in anni in cui non si viaggiava come adesso, le bellezze naturali e artistiche del nostro paese.
Si dava anche notizia, sugli stessi bollettini, di imprese particolari compiute dai dipendenti, come quella riportata sul bollettino dell’agosto del 1921 di una gita al mare in bicicletta di quattro impiegati nei due giorni di vacanza di ferragosto: Cuneo, Colle di Tenda, Valle Roja, Ventimiglia, Albenga, Colle San Bernardo e rientro aVerzuolo.
L’attenzione dell’azienda per i dipendenti e le loro famiglie si rivela anche nella fornitura a prezzo modico di legna da ardere: anziani di Villanovetta ricordano le “PLAIE” addossate ai muri dell’ex filanda Keller per seccare, in modo da essere utilizzabili per il riscaldamento invernale.
In una lettera spedita nel 1944 dalla direzione alla ditta fratelli Somale di Verzuolo sono riportati inoltre i nuovi prezzi al quintale per i trasporti di legna da ardere richiesti per i dipendenti, prezzi che variano in base a 9 zone: il più basso è quello per Verzuolo (lire 3), il più alto per Busca (lire 10). Il peso di legna per ogni carro deve essere dialmeno di 8 quintali.
Un’altra benemerita iniziativa della “Fondazione Burgo” fu ed è l’elargizione annuale di borse di studio a favore dei figli meritevoli dei dipendenti: iniziativa nata per favorire l’aumento del livello di istruzione e lo sviluppo della cultura e per andare incontro ad un’ esigenza sociale di grande rilievo. Veniva fatta, alla presenza dei dirigenti, una cerimonia immortalata con fotografie, rimasta indelebile nella memoria degli intervistati non più giovanissimi che ne hanno beneficiato.
L’età delle persone da noi intervistate varia dai 16 ai 60 anni. Perricevere la borsa di studio era ed è necessario avere la media del 7 ½ per tutti i tipi di scuola superiore, eccetto l’ITIS, per cui è sufficiente avere la media del 7. Una volta venivano consegnate alla fine dell’anno prima di Natale insieme con i doni, attualmente nel mese di gennaio, dai dirigenti dello stabilimento, inizialmente dallo stesso ing. Burgo. Ora, dopo la cerimonia di consegna, per i premiati e i loro genitori è possibile effettuare la visita dello stabilimento.
L’importo variava negli anni ’70 da 100.000 £ per la Scuola media superiore a 300.000 £, per l’Università; ora per le scuole superiori l’importo è di 300 €.
Alcune persone intervistate hanno foto che ricordano l’avvenimento.
Altrettanto indelebile è il ricordo della distribuzione ai figli dei dipendenti dei regali di Natale.
Dalle interviste fatte sui regali di Natale ieri e oggi emergono alcuni dati interessanti.
L’età delle persone intervistate varia da 11 a 80 anni: i più anziani ricordano che i regali venivano distribuiti anche in tempo di guerra.
Alla prima domanda “Per Natale ricevevate regali diversi a seconda dell’ età?” tutti hanno risposto di sì.
I regali per i bambini più piccoli erano e sono soprattutto pupazzi, sonagli, lana; per i più grandi sono cambiati nel tempo: bambole, macchinine radiocomandate, Kit fai da te, borse, portafogli, giochi di società come tombola, attaccapanni a forma di Pinocchio, orologi, servizio da tè, dolci o penne, (in V elementare la penna “Aurora”con il pennino d’oro, regalo particolarmente ricordato e apprezzato); ai genitori venivano dati lo zampone e un panettone, regalo graditissimo, nel lontano passato.
I regali che sono stati apprezzati di più sono: orologi, per le funzioni svolte, lego, borse per il disegno sopra riportato, monopattino. La signora più anziana che abbiamo intervistato ricorda un pezzo di stoffa gialla, con cui la mamma le aveva fatto confezionare un soprabito. Alcuni giovanissimi invece hanno ricevuto regali che non piacevano loro: questo è indice del fatto che ora per lo più i bambini e i ragazzi ricevono ogni sorta di regali, spesso costosi.
Eccetto pochi anni nel secolo scorso, quando i regali venivano consegnati per i figli ai genitori, la consegna avveniva e avviene nel corso di una cerimonia, con proiezioni di film per bambini, una volta in Via del Teatro, nei locali del vecchio cinema, poi in via Roma di fronte alla Cartiera; in questi ultimi anni viene affittata la sala polivalente di Piasco, dove i bambini sono divertiti anche dalla presenza di un signore vestito da Babbo Natale, di pagliacci e di maghi; oppure la distribuzione avviene nei locali della Burgo.
Continua inoltre tuttora l’iniziativa da parte della Burgo di offrire annualmente un pranzo a chi ha un’anzianità di servizio di 25 anni, sia pensionati sia lavoratori tuttora in servizio.