IL LAVORO FEMMINILE
DURANTE LO SVILUPPO DELLA CARTIERA BURGO
Dal libro pubblicato in occasione del 50° anno della fondazione della cartiera Burgo, apprendiamo che la manodopera femminile adulta dell’industria cartaria nazionale all’inizio del secolo scorso si aggirava intorno al 40%, ma nel corso del tempo si è abbassata, fino ad arrivare a metà secolo al 25%.
Le notizie sul lavoro femminile nella cartieraBurgo in realtà sono piuttosto scarse.
Sappiamo che nel 1903 il personale femminile, in assunzione alla cartiera non ancora operativa, personale che precedentemente nella zona era occupato nella produzione della seta, con paghe molto inferiori a quelle maschili, avrebbe ricevuto dalla cartiera stessa al momento dell’assunzione, una retribuzione giornaliera, che oscillava tra le 2 e le 2.25 lire (nello stesso periodo le operaie del setificio Keller di Villanovetta guadagnavano circa 1,20 lire).
Quindi non c’era una differenza marcata rispetto alle paghe maschili, le quali non superavano le 2,58 lire.
Apriamo una parentesi sulle retribuzioni giornaliere di quanti lavoravano presso la Filanda Alberto Keller di Villanovetta, ricavate dalla “Denuncia di esercizio” al Prefetto di Cuneo del 28.2.1905: uomini salario individuale giornaliero 2,25 lire; donne, fino a 15 anni di età, 0,60 lire; donne oltre 15 anni e fino a 55 anni 1,00 lira; donne oltre 55 anni 0,90 lire. In quello stesso anno dal “listino delle mercuriali” di Saluzzo, mercato del 23 settembre 1905, ricaviamo il costo di alcuni generi di consumo: castagne 2,25 lire il miria, patate 1,10 lire il miria, grissini 0,44 lire il chilogrammo, pane di prima qualità 0,39 il chilogrammo, pane di seconda qualità 0,31 lire al chilogrammo, riso 0,45 lire il chilogrammo, paste nostrane di prima qualità 0,50 lire il chilogrammo, paste nostrane di seconda qualità 0,44 lire al chilogrammo, carne di vitello 1,65 lire il chilogrammo, carne di bue 1,46 lire il chilogrammo, burro 2,70 lire il chilogrammo, uova 1 lira alla dozzina. I precedenti dati ci permettono di capire le possibilità di acquisto di generi alimentari da parte dei dipendenti dell’industria serica locale e quindi presumibilmente anche dell’industria cartaria di cui ci stiamo occupando.
Tornando all’oggetto della nostra ricerca, le prime assunzioni femminili accertate alla Burgo risalgono all’ 1 agosto 1906 e riguardano diciannove operaie, impiegate prevalentemente nella “Cernita carta”; è curioso che quattro di queste provengano da altre regioni, tre dal Veneto e una dalla Toscana.
In quella data il totale del personale addetto allo stabilimento, comprese le precedenti assunzioni iniziate già nel 1904, contava 76 dipendenti. Tutto il personale specializzato o con responsabilità di comando, proveniva quasi esclusivamente da regioni dove già erano presenti altre cartiere; la manodopera locale venne impiegata solamente per lavori di manovalanza, le donne (alcune di 12-13 anni) furono adibite alla cernita e allestimento della carta.
Dopo l’avviamento della macchina prima, il 1° settembre 1906, si registrano altre tre assunzioni femminili, l’anno successivo altre nove, nel 1908 altre otto e nel 1909 due: in meno di cinque anni la cartiera contava 315 dipendenti, tra uomini e donne.
Non avendo,per il periodo della prima guerra mondiale e per quello fascista, dati precisi sulle assunzioni femminili alla Burgo, facciamo riferimento alla situazione nazionale per quanto concerne il lavoro femminile nell’industria e la sua tutela.
Fra il 1915 e il 1918, in Italia le schiere del moderno proletariato industriale si erano accresciute con l’economia di guerra, quando le fabbriche avevano reclutato massicciamente nuova manodopera, compresi i minori e le donne, determinando una intensificazione dei movimenti migratori verso le città.
Con la smobilitazione dell’esercito si presentò il problema del reimpiego dei reduci.
Da molte parti si auspicò il ritorno delle donne alle faccende domestiche, per far posto agli ex combattenti: tuttavia, non furono poche le imprese che stabilizzarono la quota di personale femminile, dopo averne sperimentato i vantaggi in termini di rendimento e di retribuzione.
Nel 1919 intanto venne varata la legge n. 1176 per l’ammissione delle donne alle professioni e ai pubblici impieghi, e nel 1923 i regi decreti nn. 3158 e 3184 introdussero per le persone di ambo i sessi l’assicurazione obbligatoria contro la disoccupazione involontaria e l’assicurazione obbligatoria contro invalidità e vecchiaia a 65 anni.
In generale però i provvedimenti di controllo e limitazione dell’assunzione di personale femminile, finalizzati alla politica fascista della famiglia e alla campagna demografica, non ebbero effetti determinanti.
Si venne comunque a creare un clima tale per cui non era facile assumere donne, forse più nel settore terziario che nelle industrie, in presenza di disoccupati maschi, salvo che per i lavori considerati tradizionalmente femminili.
Il regime fascista intanto continuò ad intervenire sul lavoro femminile attraverso una legislazione protettiva che introdusse norme di tutela avanzate per le lavoratrici in maternità. Nel 1925 la legge n. 2277 istituì l’Opera nazionale maternità e infanzia, nel 1929 il regio decreto legge n. 850 tutelò le operaie e le impiegate durante lo stato di gravidanza e di puerperio e nel 1934 la legge n. 653 estese la tutela del lavoro delle donne e dei fanciulli.
Ciò nonostante normalmente in quegli anni, dopo il matrimonio e la nascita dei figli, molte giovani donne lasciavano il lavoro per le cure domestiche, come testimoniato anche dalle lavoratrici della Burgo ora in pensione che abbiamo intervistato.
Infatti tra il 1921 e il‘36 la percentuale delle donne sul totale degli addetti all’industria scese a livello nazionale dal 39% al 33%, nel terziario salì invece dal 38,5% al 42,8%.
Tornando all’aspetto legislativo, bisogna attendere il secondo dopoguerra per avere una legislazione che porterà alla parità dei diritti di uomini e donne nel lavoro, quella che conosciamo noi oggi:
matrimonio
materia di lavoro.
Interviste ad alcune signore che hanno lavorato
nella cartiera Burgo
Per approfondire l’argomento da noi affrontato abbiamo posto ad alcune signore le seguenti domande:
10.Esistevano forme di assistenza per le lavoratricimadri? Quali?
11.Erano più numerose le donne giovani o di mezza età?
12.Era ambito lavorare nella Burgo?
13. Quali altre possibilità di lavoro c’erano allora per una donna?
14. C’erano allora forme di assistenza per i figli dei dipendenti? Quali (borse di studio,ricrea-
torio,regali natalizi, colonie…)?
15. Altre informazioni.
Tre signore che hanno lavorato alla Burgohanno gentilmente risposto alle nostre domande.
La prima, Maria Lucia, nata il 16/07/1931, è stata assunta presso la Burgo nel febbraio del 1946: aveva quindi 15 anni, e si è licenziata per matrimonio nel ’56.
La seconda, Isaia Margherita, è nata nel 1926 ed è stata assunta nel ’51 a 25 anni.Ha lavorato fino al 1980.
La terza, la signora Gina, nata nel ’30, è stata assunta nel 1946 all’età di 16 anni. Ci ha informati che allora le fabbriche assumevano fino dall’età di 14 anni (ai lavoratori stagionali era possibile essere assunti dai 13 anni).
Maria Lucia ha lavorato prima nel reparto allestimento, dove si preparava la carta per la spedizione, poi ha svolto mansioni presso l’ufficio campioni.
Anche Isaia Margherita ha lavorato al reparto allestimento e in seguito all’imballaggio e ai bagni della cartiera, a cui potevano accedere con una apposita tessera i dipendenti e i loro familiari, se sprovvisti di bagni presso le proprie abitazioni, com’era a quei tempi frequente.
La signora Gina ha lavorato anche nel reparto allestimento e poi all’impacco.

1940-Cartiera di Verzuolo, reparto allestimento


Nei reparti, in cui hanno lavorato queste signore, c’erano circa 50 donne. Numericamente erano circa 1/5 degli uomini. Durante la 1° guerra mondiale erano aumentate di numero, perché sostituivano gli uomini.

Uscita degli operai e distribuzione del Bollettino della Cartiera, 1918
1918-Cartiera di Verzuolo, all’ uscita dello stabilimento, distribuzione del Bollettino della Cartiera
Le donne impiegate in totale erano circa 60/70 fra impiegate e operaie ai tempi in cui queste signore erano lavoratrici alla Burgo.
Ci hanno informati che le ragazze dell’allestimentoerano occupate nel lavoro di cernitadella carta in fogli di diversi formati. Il lavoro si svolgeva tutto manualmente e consistevanello scartare i fogli difettosi (tagliati, piegati, macchiati); cinque ragazze erano addette al conteggio dei fogli ritenuti validi e al confezionamento delle risme di carta (250 oppure 500 fogli per ognuna).
Le donne oltre ad essere occupate nel reparto allestimento, facevano anche anime e dischi per i rotoli, erano addette alla cernita di cartacce e stracci per la pasta;lavoravano in pastalegno, officina doveavvolgevano trasformatori, all’ archivio,ai campioni (cioè sceglievano dai rotoli dei fogli e li mandavano a agenzie di Milano, Bologna…), al lavaggio e riparazione dei feltri, in lavanderia, dove lavavano le tute degli operai (questo è avvenuto fino al 1960), allamensa aziendale, negli uffici di contabilità e paghe, all’ ufficio assistenza. Anche in laboratorio c’erano quattro o cinque donne.

1930-Verzuolo il telegrafo
Le donne lavoravano inoltre in segheria a scortecciare il legname. Venivano pagate a cottimo ( cioè in base al lavoro svolto), per cui cercavano di aumentare la velocità del lavoro per guadagnare di più. Una donna infine ricopriva il ruolo di telefonista e altre erano addette alla pulizia del reparto. La disciplina era ferrea e alle donne non era permesso parlare. Indossavano tutte una divisa.
L’orario di lavoro era inizialmente di 48 ore a settimana, compreso il sabato. Dopo le ore si sono ridotte a 44 (solo più il sabato mattina, era libero il sabato pomeriggio). Solo successivamente il contratto di lavoro previde la riduzione a 40 ore settimanali.
Si facevano solo due turni giornalieri (mattino e pomeriggio), in quanto le donne non facevano il turno di notte. Alcune facevano la “giornaliera”, cioè lavoravano il mattino e il pomeriggio con una sospensione per il pranzo.
Le donne erano pagateogni 15 giorni (percepivano cioè la cosiddetta “quindicina”). La signora Isaia ricorda che come prima quindicina ricevette 11.000 lire. La signora M. Luciaci ha riferito che nella seconda metà degli anni 50 la retribuzione era di 15.000 lire circa per quindicina e che a lei, nel 1956, all’atto delle dimissioni, vennero corrisposte 120.000 lire di liquidazione. La signora Gina ricorda che il salario delle lavoratrici dai 14 ai 16 anni era molto basso, poi aumentava, ma a tutte le età era inferiore a quello degli uomini.
Esistevano varie forme d’assistenza per le lavoratrici madri e il periodo di assenza dal lavoro per maternitàveniva retribuito. La signora Gina ricorda che fino agli anni ’50 si lavorava comunque durante tutto il periodo di gravidanza; solo dopo il parto si stava a casa, ma per un periodo piuttosto breve. Ricorda anche che le “suore delle cartiera” portavano i neonati alle rispettive madri in fabbrica perché li allattassero. Tutte le intervistate sostengono che era molto ambito lavorare alla Burgo, soprattutto se le famiglie non avevano terreno: la Burgo offriva infatti un lavoro pulito e sicuro per la vita eun buono stipendio, superiore a quello della Siesa diVillanovetta. A parte la cartiera Burgo, infatti, le donne potevano lavorare in zona solo alla Siesa, che ne occupava un centinaio circa, in agricoltura, alla filanda o come sarte, ricamatrici e domestiche.
Numerose erano le forme di assistenza per i figli dei dipendenti: borse di studio; campo sportivo; regali natalizi (alle elementari, in quinta, la pregiata “penna Aurora” con il pennino d’oro); colonie a Crissolo e a Moneglia; scuola di cucito; infermeria; cinema; teatro; ritrovo, dove si giocava a ping-pong e a carte e facevano teatro sia i bambini sia i genitori; oratorio domenicale dalle suore Burgo per le ragazze dipendenti e non; gite turistiche; servizio bagni; lavanderia per le tute degli operai; pranzo annuale della cartiera. Inoltre, quando i bambini frequentavano l’asilo, la Burgo dava ai genitori 100 lire al mese per pagare la retta. A proposito dell’assistenza medica ai figli dei dipendenti, leggiamo sul bollettino n.9 del 1921 che la cassa interna di previdenza distribuiva gratuitamente l’olio di merluzzo ai dipendenti che avessero dei bambini da sottoporre a tale cura; bastava presentare al segretario un certificato rilasciato dal medico curante, di cui si riportava anche l’orario di visita.
La signora Lucia ha concluso l’intervista con delle considerazioni che riportiamo: negli anni successivi al ’45 si verificò il grandioso fenomeno che ha modificato la fisionomia della nostra società: avvenne infatti la scomparsa della cultura contadina, un fatto sconvolgente che ha influito sulla religione, sulla morale, sui costumi, sulle abitudini delle popolazioni. La rapida industrializzazione, la specializzazione frutticola, la meccanizzazione agricola, lo spopolamento delle campagne, il migliorato livello di vita, la scomparsa di mestieri tradizionali e l’apparizione di altri, l’alfabetismo più diffuso, le nuove forme di assistenza, l’introduzione del fine settimana e della seconda casa, le vaste opportunità di viaggio e turismo hanno impresso un ritmo nuovo e più rapido ad una vita che da secoli si svolgeva lenta e uniforme. Coloro che si occupano di agricoltura sono oggi dei lavoratori agricoli e non più dei contadini, ai margini della società.
La presenza delle cartiere Burgo ha contribuito a questa radicale mutazione, rappresentando un elemento prezioso di sviluppo economico e sociale delle nostre zone.